Si è aperto oggi a Roma il primo convegno internazionale della "Chiesa dei Covoni", un'iniziativa che riunisce per la prima volta in un unico tavolo di confronto responsabili ecclesiali, studiosi e operatori pastorali provenienti dai cinque continenti. Il tema scelto, "Una Chiesa per tutti: sinodale nel metodo, missionaria nello spirito, credibile nell'amore", segna l'avvio di un percorso di riflessione sulla missione globale della Chiesa che si estenderà, attraverso diverse attività, fino alla Pentecoste del 2028.
L'iniziativa è promossa dal Dicastero per l'Evangelizzazione, in collaborazione con la Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana e il Center for World Catholicism and Intercultural Theology della DePaul University. Il programma prevede, oltre al convegno inaugurale, un corso online in quattordici moduli, documentari, pubblicazioni, incontri regionali e podcast, con l'obiettivo di accompagnare la Chiesa universale in un percorso di consapevolezza e rinnovamento della propria missione.
Il nome "Chiesa dei Covoni" richiama il Salmo 126, che parla di chi semina nelle lacrime e torna con canti di gioia, portando i covoni della mietitura. Un'immagine che vuole esprimere il senso della missione come semina paziente e spesso non immediatamente compresa, ma capace di dare frutto nel tempo.
A dare il benvenuto ai partecipanti è stato l'Arcivescovo Fortunatus Nwachukwu, Segretario del Dicastero per l'Evangelizzazione e presidente del convegno. "La vostra presenza, espressione di Chiese, culture e contesti pastorali diversi, manifesta già la verità fondamentale: la verità che la missione della Chiesa appartiene a tutti noi", ha affermato nel suo discorso inaugurale.
L'Arcivescovo ha ricordato la figura dei missionari che hanno lasciato la propria terra "spesso in giovane età", "hanno attraversato oceani e culture" e "seminando il Vangelo lontano da casa". Da quel lavoro, ha sottolineato, sono nati sacerdoti, religiosi, catechisti e fedeli che oggi portano avanti la missione della Chiesa nei loro Paesi e nel mondo.
I frutti di quella missione, ha osservato, sono oggi visibili nelle Chiese dell'Africa, dell'Asia, dell'Oceania, dei Caraibi e dell'America Latina. Chiese "vibranti, giovani e ricche di fede" che, ha sottolineato, stanno "restituendo il dono della missione" condividendo sacerdoti, religiosi, religiose e laici con il resto del mondo.
L'Arcivescovo ha però invitato a guardare alla storia della missione con una "memoria veritiera", evitando sia di trasformarla in un "mito idealizzato" sia di ridurla ai suoi fallimenti. Ha riconosciuto che esistono ferite storiche, "in cui le culture locali non sono state adeguatamente rispettate, in cui si sono verificati abusi e in cui l'attività missionaria si è intrecciata con il potere coloniale".
Il convegno si svolge dal 22 al 24 ottobre presso la Pontificia Università Urbaniana. I codirettori del programma, p. Stan Chu Ilo e p. Jaeho Chung, hanno spiegato che l'iniziativa nasce dal desiderio di riunire in un'unica piattaforma di dialogo le riflessioni sulla missione globale, sul sinodo e sulla costruzione di una Chiesa capace di essere credibile attraverso la testimonianza dell'amore.