Oltre 380 leader religiosi di tutto il mondo si sono riuniti ad Assisi per lanciare un forte Appello di Pace, a 40 anni dalla storica Giornata per la pace convocata da Giovanni Paolo II nel 1986. L’incontro, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio e intitolato “Una pace disarmata e disarmante”, ha visto la partecipazione dei capi delle Chiese cristiane e di leader religiosi di diverse fedi, tra cui ebrei, musulmani, buddhisti, shintoisti, zoroastriani, sikh, induisti e taoisti.

Nel suo saluto, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I ha sottolineato che viviamo in “un mondo che aveva sognato la pace ma si ritrova oggi travolto da un flusso ininterrotto di immagini drammatiche: macerie, pianto, ingiustizia, fondamentalismi”. Ha ricordato le vittime delle guerre, dei terremoti, delle alluvioni e delle persecuzioni, chiedendo di non rimanere spettatori indifferenti. “Quante lacrime ci sono ancora oggi da asciugare nei volti di chi soffre per le guerre, per la solitudine, per la povertà! – ha detto Bartolomeo I –. Diventare artigiani di pace oggi significa sporcarci le mani, significa prestare le nostre mani a Dio per iniziare ad asciugare quelle lacrime, già nel presente.”

Anche il presidente della Cei Matteo Zuppi ha ribadito la necessità del dialogo come unica strada possibile verso la pace. “L’arma della pace è l’incontro, il dialogo che supera ogni forma di conflitto e di divisione”, ha affermato. “La pace è possibile, ne va della dignità umana imparare a vivere senza odiare e senza uccidere.”

Nel suo intervento, il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo ha ricordato che “la pace attende i suoi artefici. La pace è un cantiere aperto a tutti, non solo agli specialisti, ai sapienti e agli strateghi. La pace è una responsabilità universale”. Ha inoltre sottolineato come lo “spirito di Assisi” sia stato portato in pellegrinaggio in diverse città italiane e europee, incoraggiando un popolo sempre più grande a diventare artigiani di pace.

Impagliazzo ha concluso con una riflessione sulla paura: “Essere stati preservati dalla paura significa non aver rinunciato mai a dialogare, tantomeno a essere in balìa dei venti di odio e di disprezzo. La paura non si affronta con altre paure, ma con la fede e con il coraggio di chi sa dire ‘basta’, di chi sa resistere al male con il bene. Questo è il dono che Assisi continua a fare al mondo: un popolo di pace, disarmato e disarmante, che non si arrende alla violenza, ma la disinnesca con la forza dell’amore e del dialogo”.

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